Thursday, January 12, 2006

 
Munich

Ancora prima della sua uscita, del "film dell'anno" (non lo dico io, per carità) Munich di Spielberg era già stato detto di tutto. E il contrario di tutto. Time a 10 giorni dall'uscita gli aveva fatto uno spottone da 6 pagine e prima pagina per il regista, definendo il film il suo capolavoro.
In Italia uscirà il 26 gennaio. E' già uscito in USA però, e io ne riporto il commento, che senza aver visto il film già sottoscrivo. Dal blog di Christian Rocca.
Sembra un film diretto da Walter Veltroni. Politicamente corretto e didascalico, sono le due prime cose che mi vengono in mente. No, anche un’altra: troppo lungo. Il film, ovviamente si fa vedere. Diverte, e di per sé sarebbe sufficiente. Ecco perché gli si perdonano alcuni aspetti dell’azione di tipo fumettistico e quelle immagini didascaliche di Roma con Lambretta, Martini e bar all’aperto; di Parigi con Torre Eiffel e di Londra con pioggia. Gli si perdona meno una Roma che, chiaramente, Roma non è. Tanto che per farla riconoscere il regista esibisce Tricolori ogni angolo di strada, quando è noto che in Italia il tricolore non si porta. Però il telefono pubblico è un classico telefono italiano, quello sì. Non so, la Roma fittizia potrebbe essere Budapest o Praga, mentre una delle scene romane finali sembra essere stata girata in una piazza barocca siciliana, certo non a Roma. Bravi gli attori. Ridicolo il personaggio del “papà” francese, ma anche quello di Louis. Valeria Bruni Tedeschi ha una battuta, forse meno ancora della Cucinotta in quello 007 dove moriva prima dell'inizio dei titoli di testa.
Poi c’è la parte politica. Spielberg/Veltroni ha voluto fare un film per segnalare al mondo che se alla violenza si risponde con la violenza la situazione peggiora. Per sottolineare di che cosa volesse parlare, cioè quale fosse il messaggio, anziché recarsi al più vicino ufficio postale per imbucare la lettera, Steve/Walter ha girato l’ultima e drammatica scena indovinate dove? Sulla passeggiata di Brooklyn con le Torri Gemelle sullo sfondo. Proprio lì, Torri Gemelle, il protagonista esprime il suo pentimento e rifiuta di tornare in Israele a combattere ancora per conto del Mossad.
Va benissimo, per carità. E' un film. Da ciò che avevo letto me lo aspettavo ancora più antiòisraeliano: Ma in questa ricostruzione del conflitto mediorientale e del terrorismo mancano due elementi mica da ridere: manca l’Islam radicale e mancano le dittature arabe. Non mancano a caso. Se ci fossero state, non sarebbe stato possibile lanciare messaggi politicamente corretti. Senza l’Islam radicale, il medio oriente fiction di Steve/Walter sembra un luogo dove basta la buona volontà e si può trovare una soluzione amichevole con i poveri disgraziati che lottano per la propria terra. Obiezione: ma nel 1972 il terrorismo palestinese non era islamista. Ok, ma Spielberg racconta la storia oggi per fare un paragone con ciò che accade oggi. E, in ogni caso, nel suo medio oriente da fiction non esistono le dittature arabe, anch’esse devote alla distruzione senza se e senza ma di Israele. Senza le dittature arabe, di nuovo, sembra che il terrorismo sia frutto della disperazione di quattro poveri cristi che reagiscono alla tipica arroganza ebraica. Nella realtà non è così.


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