Friday, January 13, 2006
Apprendo che la Farnesina ha disposto che gli Ambasciatori volino in classe economica. Oddio.
«Non vedo perché devo perdere tempo a cercare di capire uno scrittore che ha scritto senza la preoccupazione di spiegarsi. Leggo anche io: i rapporti dell’azienda quando sono in viaggio. Ma non mi sono mai svegliato al mattino pensando: “Che peccato, questa settimana non ho letto un libro”. Lo stesso con i film. Nel lavoro ho il problema di capire 500 ingegneri. Credo sia già un esercizio intellettuale. Poi devo anche andare al cinema e pensare a cosa il regista voleva raccontarmi? Voglio vedere i film di Rin Tin Tin e di Furia, che capisco, film d’azione, che mi distraggono o mi fanno ridere».
Thursday, January 12, 2006
In prima pagina sul Foglio di oggi si parla della tendenza di distacco da Washington che sta avendo luogo con segnali sempre più forti, in America Latina. Ho postato diverse riflessioni su questo tema, a partire dall'elezione di Evo Morales in Bolivia, il 21 e 28 dicembre scorsi. Qui invece l'editoriale in prima pagina oggi sul quotidiano romano.
Mi sento in dovere di riportare la preghiera di Langone sul Foglio di oggi.
Grazie Signore di averemi fatto moderatamente ma sinceramente antidemocratico, senza miei meriti particolari salvo forse la lettura di un paio di libri di Aristotele e Sartori, perchè altrimenti oggi sarei un elettore della Lega e un sostenitore del miinistro Castelli definito in televisione "figura limite" da un vecchio signore benpensante come Eugenio Scalfari che così facendo lo ha apparentato agli amatissimi Boukowski, Cellini, Drieu la Rochelle, Ferrara (Abel), Pound, Saviane (Sergio), VAn Gogh (Vincent e Theo), Villon, tutte persone che non hanno usato gli anni solo per incanutire, che sono andate dall'altra parte e ci hanno raccontato quello che su Repubblica non si leggerà mai.
Si viene delineando sempre più nettamente la grande strategia di Putin per riportare la Russia ad essere una potenza mondiale. E questa strategia è tutta basata sulle enorme ricchezze in termini di risorse naturali e in particolare energetiche che il paese ha; inoltre ruolo chiave nel grande disegno di Putin hanno le ex repubbliche dell'URSS, passaggio obbligato per portare il gas e il petrolio in Europa. Nelle ultime settimane stiamo assistendo a dei fenomeni apparentemente facili da interpretare, ma che in realtà nascondono tentativi di misurazione delle potenzialità e delle fedeltà e il ribilanciamento di equilibri che devono assicurare una sicurezza nel lungo termine. I fatti ucraini, e per ultimo la sfiducia data dal parlamento a Yushchenko per il fatto di avere accettato le condizioni imposte da Mosca circa le quote destinate a Kiev e giudicate insufficienti per far passare le pipelines per il territorio ucraino, non sono che l'aspetto più superficiale della questione . Intanto una nota del Cremlino fa sapere di avere deciso di intensificare il passaggio attraverso la Bielorussia, evidentemente a svantaggio di Kiev: altro colpo per Yushcenko, evidentemente giudicato debole, in un paese sempre più orientato verso ovest. E' dunque evidente che la situazione è di una complessità particolare e che le variabili in gioco sono numerose e incerte. Si pensi alla questione caucasica, centro-asiatica, all'Iran e alla Cina, tutti attori attivi nella questione. Oltrechè Europa, in particolare la Germania (per inciso, Schroder è già stato messo a libro paga dalla Gazprom come consulente evidentemente per farne una sorta di ambasciatore russo presso i governi Europei) e ovviamente gli Stati Uniti.
Dal sito del Weekly Standard una analisi documentata e puntuale.
Ancora prima della sua uscita, del "film dell'anno" (non lo dico io, per carità) Munich di Spielberg era già stato detto di tutto. E il contrario di tutto. Time a 10 giorni dall'uscita gli aveva fatto uno spottone da 6 pagine e prima pagina per il regista, definendo il film il suo capolavoro.
In Italia uscirà il 26 gennaio. E' già uscito in USA però, e io ne riporto il commento, che senza aver visto il film già sottoscrivo. Dal blog di Christian Rocca.
Sembra un film diretto da Walter Veltroni. Politicamente corretto e didascalico, sono le due prime cose che mi vengono in mente. No, anche un’altra: troppo lungo. Il film, ovviamente si fa vedere. Diverte, e di per sé sarebbe sufficiente. Ecco perché gli si perdonano alcuni aspetti dell’azione di tipo fumettistico e quelle immagini didascaliche di Roma con Lambretta, Martini e bar all’aperto; di Parigi con Torre Eiffel e di Londra con pioggia. Gli si perdona meno una Roma che, chiaramente, Roma non è. Tanto che per farla riconoscere il regista esibisce Tricolori ogni angolo di strada, quando è noto che in Italia il tricolore non si porta. Però il telefono pubblico è un classico telefono italiano, quello sì. Non so, la Roma fittizia potrebbe essere Budapest o Praga, mentre una delle scene romane finali sembra essere stata girata in una piazza barocca siciliana, certo non a Roma. Bravi gli attori. Ridicolo il personaggio del “papà” francese, ma anche quello di Louis. Valeria Bruni Tedeschi ha una battuta, forse meno ancora della Cucinotta in quello 007 dove moriva prima dell'inizio dei titoli di testa.
Poi c’è la parte politica. Spielberg/Veltroni ha voluto fare un film per segnalare al mondo che se alla violenza si risponde con la violenza la situazione peggiora. Per sottolineare di che cosa volesse parlare, cioè quale fosse il messaggio, anziché recarsi al più vicino ufficio postale per imbucare la lettera, Steve/Walter ha girato l’ultima e drammatica scena indovinate dove? Sulla passeggiata di Brooklyn con le Torri Gemelle sullo sfondo. Proprio lì, Torri Gemelle, il protagonista esprime il suo pentimento e rifiuta di tornare in Israele a combattere ancora per conto del Mossad.
Va benissimo, per carità. E' un film. Da ciò che avevo letto me lo aspettavo ancora più antiòisraeliano: Ma in questa ricostruzione del conflitto mediorientale e del terrorismo mancano due elementi mica da ridere: manca l’Islam radicale e mancano le dittature arabe. Non mancano a caso. Se ci fossero state, non sarebbe stato possibile lanciare messaggi politicamente corretti. Senza l’Islam radicale, il medio oriente fiction di Steve/Walter sembra un luogo dove basta la buona volontà e si può trovare una soluzione amichevole con i poveri disgraziati che lottano per la propria terra. Obiezione: ma nel 1972 il terrorismo palestinese non era islamista. Ok, ma Spielberg racconta la storia oggi per fare un paragone con ciò che accade oggi. E, in ogni caso, nel suo medio oriente da fiction non esistono le dittature arabe, anch’esse devote alla distruzione senza se e senza ma di Israele. Senza le dittature arabe, di nuovo, sembra che il terrorismo sia frutto della disperazione di quattro poveri cristi che reagiscono alla tipica arroganza ebraica. Nella realtà non è così.
Wednesday, January 11, 2006
sito PAZZESCO in cui sono finito attraverso un link dal sito della casa bianca. E' a dir poco eversivo: è indirizzato ai ragazzini e gli spiega come dovreebbe essere un cool dude. Regola n.1: To stay massively cool by not having sex. Because only major losers have sex – which everyone knows is only for fags. Sii figo, non fare sesso. Perchè solo i perdenti lo fanno- tutti sanno che è una cosa da froci.
esiste anche la versione per ragazze. il sito si chiama imene di ferro!!!!!!!!

Tuesday, January 10, 2006
Monday, January 09, 2006
1. Babyshamles. Down in Albion.
2. Morgan. Non all'amore, non al denaro, nè al cielo.
3. Subsonica. Terrestre.
Ora i magistrati sono comunisti con la bava alla bocca (conflitto d'interessi), ora fanno solo il loro lavoro (opa, cordate e finanza rossa) .
Analisi ben fatta su quello che aspetta Israele, di Benny Morris, docente di storia alla Ben Gurion University di Bersheeba, per il NYTimes.
Venerdì il generale comandante Josè Mena Aguado, dell'esercito spagnolo, ha dichiarato che, al fine di garantire l'autonomia necessaria alla regione autonoma della Catalunia, occorrerebbe ricorrere all'esercito. Oggi è stato messo agli arresti domiciliari.
Quello del grado di autonomia da concedere alle regioni è un tema ancora molto dibattuto in Spagna, e proprio in novembre era stato presentato un nuovo progetto che allargava i poteri per le regioni, ma che è stato bocciato in parlamento, ed ora si sta cercando di riprenderlo in esame. Di fatto quella spagnola è una forma di governo che prevede una forte decentralizzazione.
Si può essere quanto garantisti si vuole, ma una dichiarazione del genere nel mio modo di vedere le cose si chiama tentativo di sovvertire l'ordine costituito. Ha la stessa gravità che poteva avere una dichiarazione a favore della rivoluzione proletaria negli anni'70. Solo che il generale Mena Aguado verrà solamente sospeso dai suoi poteri. Sarebbe dovuto andare in pensione tra pochi mesi.
Sunday, January 08, 2006
Lo scienziato che 53 anni fa inventò l'LSD parla della sua invenzione. Articolo molto interessante, leggetelo e capirete perchè.
Era un tiepido lunedì d’aprile quando Albert Hofmann uscì dalla sua casa vicino a Baden per un giro in bici: poco prima di salire in sella, aveva assunto una piccola dose di una sostanza cui stava lavorando da qualche tempo. Il risultato fu «una pedalata fantastica, una giornata indimenticabile». Il dottor Hofmann si era fatto il primo «viaggio» a bordo della droga che avrebbe cambiato la storia culturale dei trent’anni seguenti: l’Lsd. Il ciclista Albert Hofmann mercoledì compie cento anni e nella sua Svizzera, ma anche in molti circoli medici americani, si preparano a celebrarlo degnamente, perché l’acido lisergico, prima di trasformarsi in simbolo d’evasione per un’intera generazione, fu soprattutto un eccellente rimedio psichiatrico.
A quasi 53 anni da quel lunedì, Hofmann ha avuto il tempo per analizzare le conseguenze della sua scoperta. E non si può dire che sia euforico. «Il modo in cui l’Lsd viene distribuito nel mondo è criminale. Già nel 1950 scrissi che si trattava di una sostanza molto potente, che avrebbe potuto servire a un ottimo scopo in medicina, se somministrato secondo rigidi criteri. Invece si è sempre cercato di spingerlo nel sottobosco delle sostanze illegali. Oggi avrebbe senso parificarlo alla morfina». Il professor Hofmann ce l’ha, tra gli altri, con i guru del movimento hippie che accusa di aver letteralmente «sequestrato» la sua creatura. E con uno di loro in particolare, lo piscologo di Harvard Thimothy Leary, che ha sempre considerato l’Lsd uno strumento indispensabile di crescita «spirituale». Lo stesso Hofmann, dopo il primo accidentale «viaggio», invitò lo scrittore tedesco Ernst Jünger, celebre per aver sperimentato la mescalina, per proporgli una dose in coppia: 0,05 grammi furono sufficienti per «il primo esperimento psichedelico della storia. Riuscì bene. Ne feci molti altri, per scopi di ricerca. Alcuni anche piuttosto brutti. Poi terminai il mio lavoro e con l’Lsd ho chiuso. Quello che è accaduto dopo non mi riguarda. Sono lieto del fatto che per tanti anni l’Lsd sia servito alla medicina». Quello a cui è servito dopo è scritto nei romanzi e nella storia del pop, più che nei tomi di medicina. L’Lsd, legale negli Usa fino al 1967, ebbe un buon numero di sostenitori.
Un successo nato a San Francisco, grazie al predicatore Al Hubbard, che ne distribuiva quantità industriali nel suo circolo di artisti, e ai festini di Ken Kesey (l’autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo ), a cui partecipavano rockstar come Jefferson Airplane e Grateful Dead. Ma l’Lsd fu soprattutto la droga della Beat generation: William Borroughs e John Kerouac hanno reso Lsd, pejote e benzedrina gli elementi leggendari di un’epoca. L’uso di acido lisergico diminuì drasticamente negli anni ’70 grazie ad una dura campagna repressiva della Cia. Una decina di anni fa, nelle grandi città americane, l’Lsd era riapparso, alla stregua di certi pantaloni vintage ; ma la gamma di droghe sintetiche oggi disponibili lo rende un prodotto fuori dal mercato. Hoffman, che vive in Svizzera con la moglie («oltre a me, l’unica in tutta la famiglia che ha avuto la voglia di provare un viaggio»), otto nipoti e sei pronipoti, dice di non aver provato Lsd negli ultimi cinquant’anni, ma non esclude un ultimo «viaggetto»: «Prima di morire, se dovessi soffrire, me ne farei somministrare una dose. Come fece lo scrittore Aldous Huxley, malato di cancro».
Riccardo Romani
Dal sito internet del Corriere della Sera.
Wednesday, January 04, 2006
La guerra del gas tra Gazprom e l’Ucraina ha evidenziato l’intenzione di Vladimir Putin di attuare, quando necessario, una dura strategia economica nei confronti degli Stati vicini alla Russia. Quel che la politica non dà l’ottiene invece il rigore economico: non troppo, però, ben calibrato, altrimenti il resto del mondo si spaventa e la grande strategia non funziona più. Ecco perché al Cremlino tutti si sperticano nel ripetere che l’Europa non resterà senza gas – ieri il flusso è tornato normale – e i leader di Gazprom, oltre a riaprire il dialogo con Kiev, sottolineano con amarezza che questa situazione fa più male all’immagine della Russia che a chi resta senza energia.
Il gas è una delle leve della strategia dell’“holding” di Putin, la dipendenza energetica di Ucraina, Moldova, Georgia e Armenia – soltanto per citare i più bistrattati dalla guerra dei prezzi – fornisce potere contrattuale all’impresa Russia. Per più di un decennio dal disfacimento dell’Urss, il Cremlino ha cercato di mettersi a capo della Comunità degli Stati indipendenti, subordinando gli interessi economici di Mosca all’obiettivo della fedeltà politica delle ex Repubbliche sovietiche. Il piano è fallito. I “paesi fratelli” hanno ben presto imparato a servirsi dei vantaggi economici che la Russia concedeva senza però farsi attrarre dalla sua orbita geopolitica. Così è diventato sempre più evidente che l’ambizione – coltivata anche da Boris Eltsin prima di Putin – di far tornare alla Russia il ruolo di leader di uno dei raggruppamenti internazionali più potenti era una pretesa poco giustificata: Mosca non possedeva più il potenziale dell’Urss né sul piano economico né su quello militare né tantomeno su quello ideologico. Le tendenze centrifughe sono diventate pericolose per la sopravvivenza stessa del paese: la popolazione diminuisce a ritmo di quasi un milione di abitanti l’anno, vaste aree nella parte orientale si spopolano a tutto vantaggio di quel vicino incombente che si chiama Cina. L’idea imperiale della Russia ha perso valore e ne ha acquistato invece l’Europa. Tutto quel che piace ai russi è etichettato con il prefisso “euro”: “euroqualità” per i prodotti di lusso, “euroland” per i quartieri in,“eurostandard”, “euroriparazione” e perfino “eurofinestre” sono termini della vita quotidiana. Putin ha colto questo cambiamento e, a modo suo, ha cercato di contenerlo.
Putin ha lavorato come un vigile del fuoco, poi ha capito che se lo Stato ha i soldi tutto è più semplice
La politica del Cremlino è diventata pragmatica. Per anni Putin non è riuscito a formulare la strategia dell’Amministrazione. In uno dei suoi primi interventi pubblici, quando ancora era premier, disse: “La Russia sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia. Per la prima volta negli ultimi 200-300 anni affronta il pericolo reale di ritrovarsi tra gli Stati di secondo o terzo rango”. Il potenziale economico della Federazione russa all’inizio del nuovo secolo era dimezzato, la privatizzazione si era trasformata in una semiruberia, le tasse non si pagavano e neppure gli stipendi, il budget dello Stato non arrivava a quello di una città americana di medie dimensioni. Le regioni e le Repubbliche della Federazione andavano ognuna per proprio conto, i russi stessi cominciavano a richiedere “ordine”.
L’Amministrazione di Putin ha lavorato come una squadra di vigili del fuoco. La deriva autoritaria è stata il passo successivo, inevitabile. L’economia ha ricominciato a funzionare, le riserve valutarie sono cresciute – grazie anche alla congiuntura favorevole del mercato petrolifero – e, in apparenza, la struttura politico-sociale si è stabilizzata. Ma i continui “incidenti” nel Caucaso del nord mostrano che la minaccia separatista e terroristica rimane forte; il controllo sui media evidenzia che il pluralismo è stato annullato e i passaggi di persone tra industrie di Stato e Amministrazione sono la prova dell’“holding” Russia. La prima parola d’ordine è: “arricchimento”. Diventa vitale far capire che, senza la Russia, democratica o no, non si può stare. Per questo l’agenda del G8, per la prima volta presieduto dal Cremlino, prevede come priorità la seconda parola d’ordine: risorse energetiche.
Tuesday, January 03, 2006
Chirac mette fine da domani alle misure d'urgenza adottate l'8 novembre dopo l'esplosione delle violenza dei banlieusards. In realtà, mi fa sapere un amico che studia a parigi, per quanto il picco della violenza sia passato e soprattutto per quanto i giornali non ne parlino più gli scontri continuano, come sono del resto sempre avvenuti.
Agli Champs de Marts la notte di capodanno in mezzo a milioni di persone che festeggiavano c'erano anche un gruppetto di una cinquantina che prima ha cominciato a incendiare i cassonetti, per poi cominciare a lanciare le bottiglie (di vetro) sulla folla poco distante e poi sono cominciati gli scontri con la police. Ma questo era solo un episodio.
Tutto cambia niente cambia.
"...ma amici maiiiiiii......" Polacchi e russi non hanno voglia di scherzare.
e ancora: Geopolitica dell'impero. Il lebensraum del compagno Vlad nel 2006. (intanto a parte gli imbarazzati europei, gli americani non si sono presi bene dello scherzetto con i rubinetti di capodanno: il NyTimes definisce "bulleggio" quello che è stato fatto e giudica Mosca un partner energetico quanto meno su cui dubitare)
Monday, January 02, 2006
L'articolo è qui. E comunque questo giornale è veramente figo, con il Guardian decisamente il migliore inglese.
Friday, December 30, 2005
Il cancro dell'Italia.
Riporto brani tratti dal sito del Billionaire di Briatore.
Sicuramente ha destato molto clamore e curiosità il nuovo casting itinerante, intitolato
Ossia chi desidera diventare pierre del Billionaire, il club della Costa Smeralda mecca del divertimento più esclusivo al mondo, potrà lasciare le proprie generalità per poter essere selezionata da una giuria capitanata da Flavio Briatore e dal manager delle dive Lele Mora, i quali decreteranno le 25 protagoniste /pierre del mondo Billionaire dell’estate 2005, di cui la più bella e più brava verrà premiata con 50.000 euro in contratti pubblicitari alla finalissima del 16 agosto. E, ha assicurato Lele Mora, seguirà una carriera folgorante nel mondo televisivo.
Verrà inoltre regalato a tutti i presenti il nuovo DVD
sul mondo da sogno che ruota attorno a Flavio Briatore. Sessanta minuti di riprese ed interviste inedite.
Thursday, December 29, 2005
http://www.lemonde.fr
L'Ucraina si emancipa sempre di più dall'influenza russa, e si avvicina sempre di più all'Europa.


L'Austria per il prossimo semestre avrà la presidenza dell'UE. Queste alcune delle immagini commissionate dal gov. austriaco a degli artisti per festeggiare l'evento, e che da ieri tappezzano Vienna (per chi non riconoscesse i tipi nella seconda immagine...la regina elisabetta presa da dietro da M.Chirac e pronta a dar piacere a un Bush donna)!!
Wednesday, December 28, 2005
http://ilfoglio.it/downloadpdf.php?id=42091&pass= (occorre essere registrati)
http://www.lefigaro.fr
Friday, December 23, 2005
mi destai alla siccità e le felci erano morte,
le piante in vaso gialle come grano;
la mia donna era sparita
e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
mi cingevano con la loro inutilità;
c'era ancora un bel sole, però,
e il biglietto della padrona ardeva d'un giallo caldo
e senza pretese; ora quello che ci voleva
era un buon attore, all'antica, un burlone capace di scherzare
sull'assurdità del dolore; il dolore è assurdo
perché esiste, solo per questo;
sbarbai accuratamente con un vecchio rasoio
l'uomo che un tempo era stato giovane e,
così dicevano, geniale; ma
questa è la tragedia delle foglie,
le felci morte, le piante morte;
ed entrai in una sala buia
dove stava la padrona di casa
insultante e ultimativa,
mandandomi all'inferno,
mulinando i braccioni sudati
e strillando
strillando che voleva i soldi dell'affitto
perché il mondo ci aveva tradito
tutt'e due.
Charles Bukowski.
Intanto sempre più gente scopre che tutte le partite si possono vedere legalmente con l'adsl, gratis.

A gennaio uscirà nelle sale una nuova produzione di Quentin Tarantino, diretta dal 33enne Eli Roth. Il film racconta la storia di due ragazzi americani in vacanza in Slovacchia, che dopo spassarsela organizzando orge con le avventrici del loro stesso ostello si vedono fatti prigionieri da una banda di individui di una crudeltà rara i quali li tortureranno senza remore per tutta la durata del film.
Quentin Tarantino si è presentato ai giornalisti in un cinema di LA per presentare del film con una camicia insanguinata dicendo: «Vedrete una violenza estrema: il sangue vi schizzerà addosso, le torture sui protagonisti vi ricorderanno che a Los Angeles, e sapete a cosa alludo, queste cose accadono. Hostel è un film che affronta i soprusi le "cose" e pulsioni peggiori della natura umana, la nostra. Contro l'horror che ci circonda e ci disgusta, solo un'estrema e reale cine-violenza può rappresentare per tutti un antidoto, un monito. Forse anche una preghiera».
Wednesday, December 21, 2005
evo morales ha vinto le presidenziali in bolivia. è il primo indio (il 60% della popolazione è indio in bolivia) a diventare presidente in bolivia. è stato il capo di un sindacato di cocaleros, i coltivatori di coca. la coca è una delle principali fonti di sostentamento per il paese, assieme agli idrocarburi e al petrolio. quanto a quest'ultime due materie, il neopresidente è orientato per la nazionalizzazione. politicamente l'evismo è un mix di castrismo, antiamericanismo e demagogia peronista.
questo cambiamento di governo va inquadrato nell'evoluzione che ha visto arrivare al potere in numerosi paesi sudamericani movimenti di sinistra, guidati da uomini carismatici: lula, lagos, kirchner e soprattutto hugo chavez, cui morales assomiglia molto.
l'unica sponda affidabile per il dipartimento di stato sembra restare solo la colombia, almeno fino alle elezioni della prossima primavera. ma per problemi interni e tradizione diplomatica quest'ultimo paese non sembra in grado di aspirare al ruolo di vigile degli usa. la politica medio orientale dell'amministrazione americana e la sua disattenzione per ciò che accade nel suo continente hanno gravemente alienato i consensi agli usa in america latina. questo dovrebbe suggerire un ripensamento dell'agenda del dipartimento di stato, cosa che però non sembra in preventivo.
questo potrebbe aprire una finestra per l'unione europea. buona parte della coca prodotta in bolivia finisce attraverso canali criminali nelle nostre città (lo dicono le inchieste e i rapporti dell'unodc, l'agenzia onu contro il narcotraffico) e costituisce un allarme sociale per diversi paesi dell'europa occidentale. i governi europei devono prendere atto della situazione. l'avvicendamento politico boliviano sembra rendere evidente l'opportunità:
il neo presidente conosce come pochi il fenomeno ed ha una posizione piuttosto articolata sul tema, ha autorità presso i coltivatori, e presto avrà bisogno di trovare qualche "protezione", viste le condizioni del paese, estremamente povero e indebitato. potrebbe essere un opportunità per vedere l'europa fare qualcosa di buono, in tutta autonomia.
Saturday, December 17, 2005
a presto
Friday, December 16, 2005
- Alla mia nazione
- Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
- ma nazione vivente, ma nazione europea:
- e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
- governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
- avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
- funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
- una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
- Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
- pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
- tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
- Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
- proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
- E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
- che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
pierpaolo pasolini
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2005/12/15/AR2005121501426.html
Thursday, December 15, 2005
15 dic 11:50 Ue: uomo che cambia sesso ha diritto a pensione a stessa eta' donne
BRUXELLES - L'avvocato generale della Corte di giustizia del Lussemburgo, Francis Jacobs, ha stabilito che un transessuale, passato dal sesso maschile a quello femminile, ha diritto di ricevere la pensione alla stessa eta' alla quale ne avrebbe diritto una donna. La causa era stata intentata da Sarah Margaret Richards, diventata donna nel 2001, alla Gran Bretagna che le aveva rifiutato di andare in pensione a 60 anni, come tutte le donne della Gran Bretagna. "Il diritto comunitario - ha detto Jacobs - vieta che uno Stato membro rifiuti di riconoscere il diritto alla pensione di vecchiaia prima del compimento del 65esimo anno di eta' a un transessuale, passato dal sesso maschile a quello femminile, nel caso in cui questa persona avrebbe avuto diritto alla pensione al 60esimo anno di eta' se fosse stata considerata donna sotto il profilo del diritto nazionale''. (Agr)
Wednesday, December 14, 2005
benedetto croce
riporto dal blog di limes (Marco Hamam, 14-12-05, 01:08)
Né Siria né Iran. Il vero pericolo per Israele è l'Egitto
E' l'Egitto il vero prossimo pericolo per gli israeliani.Il giornale israeliano Yediot Ahronot riporta dichiarazioni di alcuni esponenti dell'apparato di sicurezza israeliano secondo cui, malgrado i politici di Tel Aviv non perdano occasione per sbandierare i pericoli siriano e iraniano, in realtà il vero nemico è il vicino Egitto. Ciò, nonostante la mediazione egiziana che ha portato agli accordi verbali tra Israele e le fazioni palestinesi e in barba agli accordi di pace firmati a Camp David nel 1979.
Le fonti del quotidiano israeliano, secondo il sito egiziano Masrawy che riporta da altre agenzie, giustificano questa preoccupazione crescente col fatto che gli egiziani si stanno armando e stanno costruendo un esercito solido e moderno. Perché l'Egitto dovrebbe armarsi se in teoria non ha nemici nelle vicinanze? si chiede Yediot Ahronot. Alcuni tra gli attuali punti di attrito tra Egitto e Israele sono, secondo il giornale, Rafah, le relazioni con le fazioni palestinesi, il contrabbando da e verso Eilat.
Cosa c'è di vero in queste parole? In generale Israele monta campagne d'odio quando teme qualcuno. E' per questo che quest'anno è stata diffusa da fonti israeliane la notizia che l'Egitto sarebbe in possesso di armi atomiche. Queste ultime dichiarazioni dei militari di Tel Aviv non fanno che confermare questa analisi.
Segnalo ai lettori che Limes ha pubblicato nel numero "La Potenza di Israele" (3/2005) due interessantissimi articoli: uno esprime la visione israeliana dell'Egitto (Reuven Pedatzur, Con l'Egitto una pace molto armata, pagg. 109-116) e l'altro la visione egiziana di Israele ('Abd al-Ra'uf Mustafa al-Siddiqi, La finta pace con l'Egitto, pagg. 143-147). Entrambi, sebbene da punti di partenza e prospettive diverse, non dicono cose molto diverse: "non è detto che tutto resti così per sempre, anzi". L'astio tra i popoli non si è affatto assopito dopo gli accordi di pace di Camp David e le tensioni tra le amministrazioni si riaccendono ad ogni piccola scintilla.
Vi invito a rileggere questi due articoli per capire la reale situazione nella quale si stanno muovendo questi due Paesi, "amici" a tempo limitato.
Tuesday, December 13, 2005
-
“Non credo di predicare alcun tipo di morale né di diffondere un messaggio in particolare, ma, con tutta la ferocia dei miei film, io penso che comunque si arrivi a una conclusione morale. Per esempio trovo molto toccante e profondo da un punto di vista morale e umano ciò che succede tra Mr White e Mr Orange alle fine de “Le iene”.
quentin tarantino
[primo vagito]


